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Chiara Raffa

Il “giallo” ante litteram di Lenore Willoughby: la strega

970 d. C., una donna viene condannata a morte mediante annegamento nel Tamigi in quanto accusata di aver praticato, con la collaborazione del figlio, un maleficium: un rito vodoo. Oggi ritrovati, nell’ East End di Londra, i resti degli atti processuali riportanti i capi di accusa del caso. Grazie ad essi possiamo ricostruire la vicenda e rendere giustizia, con qualche secolo di ritardo, alla vittima.
Lenore Willoughby aveva 23 anni, e possiamo facilmente immaginarla mentre va a fondo con indosso una tunica bianca e i lunghi capelli fluttuanti. Della sorte toccata al figlio, sappiamo solo che è riuscito a fuggire. Secondo l’accusa la donna avrebbe fabbricato un fantoccio di pezza: “a immagine di uomo (il denunciante, di cui non conosciamo il nome), per poi pungerlo con spilli, al fine di ucciderlo a distanza”, giudicata colpevole senza possibilità di appello, nonostante le testimoniante contrastanti, venne annegata nel Tamigi presso il London Bridge.
I resti degli atti, ritrovati grazie agli scavi di riparazione della rete fognaria, hanno permesso di far luce su una delle pagine più buie e tristi della storia: la caccia alle streghe. La donna era una levatrice e possedeva particolari conoscenze mediche ed erboristiche con cui preparava “fatali rimedi venefici”. Più di un testimone afferma di averla vista aggirarsi di notte nei pressi del cimitero, per raccogliere “certe erbe miracolose” o di averla colta in flagrante mentre “fissava intensamente un neonato quasi volesse mangiarlo”. Dagli atti emerge inoltre che dopo l’esecuzione il cadavere fu riesumato e sottoposto a rudimentale autopsia, allo scopo di “carpire i segreti celati nel cuore della peccatrice” e anche come monito per chiunque si fosse ostinato a seguire le sue orme. Quello che dagli atti non risulta chiaro è il perché la donna avrebbe dovuto compiere tale gesto. L’ipotesi più probabile è che Lenore, di ceto umile, sia stata voluta togliere di mezzo dal suo accusatore, probabile padre del ragazzo, e appartenente quasi certamente alla nobiltà. La congettura risulterebbe plausibile in quanto spiegherebbe il motivo per cui il figlio sia riuscito a salvarsi mentre la madre no.

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